
Le azioni della Fondazione sui temi ambientali si pongono in continuo allineamento con l’evoluzione del quadro legislativo europeo e italiano. La tutela della biodiversità e la valorizzazione del capitale naturale rivestono un ruolo centrale tra gli obiettivi strategici dell’Unione Europea, come evidenziato nel Green Deal europeo, nella Legge Europea sul Clima, nella Nature Restoration Law, nella EU Mission climate-neutral and smart cities e nella recente Direttiva Europea sul Suolo. Nel contesto italiano, numerose politiche nazionali sottolineano l’importanza di preservare il capitale naturale e la biodiversità: dalla Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, al Piano per la Transizione Ecologica, fino alla Strategia Nazionale per la Biodiversità 2030 e al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. In questo quadro legislativo si inserirà a breve il Piano Nazionale di Ripristino della Natura, che l’Italia dovrà presentare entro settembre 2026 alla Commissione Europea a seguito dell’entrata in vigore della Nature Restoration Law.
Un utile riferimento per comprendere lo stato del capitale naturale in Italia è rappresentato dal Rapporto annuale sullo Stato del Capitale Naturale, giunto alla sua sesta edizione, che include raccomandazioni e impegni prioritari per la tutela del capitale naturale, ritenuti urgenti da attuare, anche alla luce della recente integrazione dei principi di protezione ambientale e biodiversità, tra i valori fondamentali sanciti dalla Costituzione italiana (articolo 9). Dal rapporto emerge che, allo stato attuale, in Italia sono a rischio 58 ecosistemi e 18 lo saranno nel futuro e che la superficie nazionale sottoposta a diversi livelli di pressioni è stimata al 19%. Un aspetto particolarmente critico evidenziato dal rapporto riguarda il degrado del suolo: in Europa, tra il 60% e il 70% dei terreni è considerato “non sano”, con circa 2,8 milioni di siti potenzialmente contaminati. Risulta dunque urgente investire nel ripristino della natura per fermare la perdita di biodiversità e migliorare la salute degli ecosistemi, un impegno essenziale per garantire la sostenibilità ambientale a lungo termine.
All’interno di questo scenario si colloca anche la problematica del dissesto idrogeologico in Italia: secondo il quarto rapporto sul “Dissesto idrogeologico in Italia” – Edizione 2024 (il più recente) il 94,5% dei comuni italiani è a rischio frana, alluvione, erosione costiera o valanghe. Contrastare il dissesto idrogeologico è dunque una priorità che richiede un approccio integrato, che metta al centro strategie di prevenzione, riqualificazione del territorio, tutela degli ecosistemi e una gestione sostenibile delle risorse idriche.
In questo quadro, la crisi ecologica e climatica continua ad aggravarsi, con impatti ormai evidenti e spesso catastrofici soprattutto nei paesi del bacino del Mediterraneo – uno degli hotspot del cambiamento climatico. Malgrado questo scenario allarmante, si registra un crescente disimpegno politico verso i problemi ambientali e la diffusione di posizioni apertamente antiscientifiche, negazioniste o fatalistiche nel dibattito pubblico. Nonostante le emergenze climatica e ambientale siano ancora percepite dagli italiani come una delle principali minacce alla sicurezza del Paese, c’è una crescente sfiducia nell’efficacia delle azioni individuali verso la crisi climatica e un italiano su quattro è meno motivato contro il cambiamento climatico rispetto a pochi anni fa. In questo contesto risulta, pertanto, fondamentale continuare ad investire per costruire consapevolezza pubblica e individuale riguardo ai benefici dell’investimento in capitale naturale, anche per le sue ricadute sul benessere e sulla salute delle persone, favorire una fruizione consapevole e rispettosa del patrimonio ambientale e valorizzare i luoghi di presidio ambientale quali i rifugi alpini.
Alla luce di queste premesse si ispirano, con volontà di coerenza, le strategie della Fondazione Compagnia di San Paolo, rafforzando in tal modo anche le scelte locali. Prima fra tutte l’impegno della Città di Torino a raggiungere la neutralità climatica, con emissioni nette di gas serra pari a zero entro il 2030, nella quale la Fondazione Compagnia di San Paolo ha assunto un ruolo attivo sottoscrivendone il Climate City Contract. Da tali presupposti, e seguendo le indicazioni della letteratura scientifica, si sviluppa, in continuità con le precedenti edizioni, l’attuale bando Simbiosi 2026, confermando l’impegno della Fondazione nel contrasto al cambiamento climatico, nella protezione del capitale naturale, nel ripristino degli ecosistemi degradati e nel coinvolgimento della società civile su un tema di tale rilevanza e urgenza.
Struttura del bando
Il Bando Simbiosi 2026 è strutturato in tre fasi:
- una prima fase (definita in seguito anche “call for ideas”) di raccolta di proposte preliminari, ovvero idee progettuali che si inseriscano in una delle linee di intervento descritte successivamente, individuino una o più problematiche ambientali e siano coerenti con gli obiettivi del bando;
- una seconda fase rappresentata da un percorso di capacity building, al quale potranno accedere le idee progettuali ritenute più meritevoli, che ha l’obiettivo di rafforzare le competenze in ambito di progettazione e sostenibilità ambientale e offrire un accompagnamento alla progettazione di dettaglio;
- una terza fase, in cui gli enti che hanno partecipato al capacity building avranno la possibilità di presentare una proposta progettuale definitiva, che rappresenta una maturazione dell’idea progettuale candidata nella prima fase e che potrà essere oggetto di finanziamento.
Informazioni maggiormente dettagliate sulle fasi sono disponibili nel capitolo successivo (Fasi).
Finalità e requisiti
Il bando Simbiosi ha l’obiettivo di tutelare e conservare il capitale naturale, contrastare il cambiamento climatico e il rischio idrogeologico e infine promuovere una consapevolezza pubblica e individuale sui temi di natura ambientale, nei territori del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.
Nello specifico, i progetti dovranno:
- realizzarsi in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta o in più di una di queste regioni;
- avere una durata massima triennale;
- avere un taglio applicativo e dovranno generare risultati concreti;
- puntare a rafforzare la resilienza dei territori rispetto alle sfide ambientali oltre a
connettere specifiche finalità ambientali con il benessere sociale, la salute e le prospettive di sviluppo delle comunità. Saranno pertanto valutate positivamente le proposte che includano il coinvolgimento attivo della cittadinanza nelle fasi di progettazione dell’iniziativa e/o nelle successive fasi di attuazione e gestione; - prevedere anche azioni collaterali di sensibilizzazione ed educazione ambientale;
- includere specifiche attività di monitoraggio pre e post-intervento in modo da indicare e quantificare l’effetto migliorativo ascrivibile agli interventi previsti dal progetto;
- non rappresentare progettualità di pura ricerca, in quanto non ammissibili.
Linee di intervento
I progetti candidati dovranno ricadere in una delle seguenti linee di intervento:
- Linea capitale naturale – Tutela e conservazione del capitale naturale e delle risorse naturali
In questa linea si potranno candidare progetti di:
– rinaturalizzazione e/o di restituzione di capitale naturale in aree urbane (quali, a titolo esemplificativo, progetti di deimpermeabilizzazione, di realizzazione di parchi, di giardini urbani fruibili, di foreste urbane, di tetti verdi, di raingardens, di food forests, corridoi ecologici…);
– recupero di ecosistemi terrestri, fluviali, lacustri e marini, di habiat costieri e di zone umide;
– riforestazione, tutela e valorizzazione del patrimonio boschivo;
– contrasto all’erosione del suolo e miglioramento dello stato dei suoli; miglioramento ambientale degli agroecosistemi e delle produzioni agricole;
– tutela, recupero e valorizzazione della fauna e flora selvatica, comprese attività di reintroduzione di specie autoctone, ripopolamento, miglioramento degli habitat e riduzione delle pressioni antropiche;
– contrasto alla perdita di biodiversità e azioni di contrasto alla diffusione di specie aliene invasive;
– contrasto al degrado ambientale. - Linea cambiamento climatico e rischio idrogeologicoIn questa linea sarà possibile candidare progetti che si occupano di:
– promozione degli sforzi verso la neutralità climatica dei centri urbani;
– azioni di adattamento e mitigazione del cambiamento climatico, incluse misure per affrontare ondate di calore, siccità, strss idrico, eventi meteo estremi;
– prevenzione, riduzione e mitigazione del rischio idrogeologico;
– monitoraggio e allerta precoce;
– ridurre sprechi e perdite idriche, migliorare la qualità e la disponibilità dell’acqua, favorire il riuso e l’efficienza, migliorare la gestione delle acque meteoriche. -
Linea società e ambiente
Questa linea è pensata per candidare progetti che si propongono di:
– favorire la consapevolezza pubblica e individuale riguardo ai benefici dell’investimento nel capitale naturale, anche per le sue ricadute sul benessere e sulla salute delle persone, secondo un approccio di salute circolare;
– favorire la consapevolezza sugli impatti degli inquinanti e promuovere iniziative di sensibilizzazione e advocacy in questo ambito;
– migliorare il sistema di monitoraggio dello stato ecologico degli ecosistemi;
– favorire una fruizione consapevole e rispettosa del patrimonio ambientale;
– migliorare la sostenibilità dei rifugi alpini (ad esempio in termini di smaltimento dei rifiuti e acque reflue, efficientamento idrico o energetico) o di altri luoghi fisici che si occupano di educazione e sensibilizzazione ambientale, valorizzandoli quali luoghi di presidio ambientale.Le tipologie sopra elencate intendono chiarire meglio i contenuti delle linee di intevento, hanno pertanto un carattere puramente indicativo e l’elenco non è da ritenersi esaustivo. Inoltre, le diverse linee potrebbero sovrapporsi, e un singolo progetto potrebbe affrontare temi appartenenti a più linee. Tuttavia, come specificato nella sezione “Documenti necessari”, è obbligatorio, in fase di presentazione della propria candidatura, indicare la linea di intervento prioritaria a cui l’idea progettuale
Sono ammessi alla partecipazione gli enti così come indicati nel documento “Linee applicative del Regolamento per le Attività Istituzionali” presente sul sito web della Fondazione Compagnia di San Paolo alla sezione “Documenti Istituzionali”.
Ciascun ente potrà presentare una sola proposta progettuale in qualità di proponente unico o ente capofila di un partenariato; è tuttavia ammessa la possibilità di partecipare come partner anche ad altre proposte presentate da altri enti capofila.I proponenti dovranno utilizzare esclusivamente la procedura ROL (Richiesta On Line) sul sito della Fondazione Compagnia di San Paolo e l’apposita modulistica alla voce “Bando Simbiosi 2026”.
Il termine di presentazione delle domande per la Fase I è previsto per venerdì 27 febbraio 2026.
Entro tale data sarà necessario chiudere e inviare la richiesta, firmata dal rappresentante legale dell’ente partecipante (se singolo) o del rappresentante legale dell’ente capofila (in caso di partenariato), tramite il sistema ROL (Richiesta On Line) nel sito della Fondazione Compagnia di San Paolo. Non saranno accolte domande pervenute alla Fondazione successivamente alla scadenza del bando.Per informazioni e chiarimenti di carattere tecnico sulla procedura di compilazione dei format, si prega di rivolgersi a: assistenzarol@compagniadisanpaolo.it.
Per informazioni sul Bando è possibile rivolgersi alla Fondazione Compagnia di San Paolo scrivendo a: missioneambiente@compagniadisanpaolo.it specificando nell’oggetto Bando Simbiosi 2026.
Eventuali ulteriori comunicazioni, relativamente alle modalità di presentazione dei progetti o chiarimenti in merito a questioni di interesse generale, potranno essere specificate nella sezione “Domande frequenti” del Bando sul sito della Fondazione Compagnia di San Paolo, integrando quanto già previsto nel testo del presente Bando.